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GIUSEPPE LO SCHIAVO - LA RIVOLUZIONE DELL'IMMAGINE

  • Immagine del redattore: Roberto Sottile
    Roberto Sottile
  • 3 nov 2015
  • Tempo di lettura: 4 min

Giuseppe Lo Schiavo è riuscito lì dove hanno fallito in tanti: presentare un percorso, una ricerca capace di mettere in discussione il ruolo stesso della fotografia e della pittura grazie all’interazione del tempo e dello spazio. Il risultato è una competizione artistica spettacolare che l’artista sviluppa al limite di un confronto incontro (ma anche scontro) tra il potere e il fascino dell'immagine "istantanea" e la ricerca delle "tecniche".

Evoluzionista dell’immagine per vocazione, i percorsi creativi di Giuseppe Lo Schiavo si sviluppano su diverse direttrici unite da una forte conciliazione visiva che pone lo spettatore a vivere quell’incontro come il risultato spiazzante di una progressiva metamorfosi di “forme sensibili” che modificano e convertono completamente il compito della fotografia che diventa performance, ricerca grafica ed estetica, sviluppo di un disegno, di una forma di una struttura che si pone in relazione con il contesto sia esso naturale che artificiale. L’evoluzione dell’immagine che ci viene proposta assume diversi “sapori” artistici: nel ciclo AD VIVUM assistiamo ad una vera e propria combinazione e mescolanza di sensazioni e percezioni estetiche che pone in accordo e in intesa ricerche di tradizioni nord europee ma anche italiane, riuscendo ad accendere in ogni lavoro, non una banale ed aritmetica sintesi artistica, ma una volontaria vitalità contemporanea che fonde e lega, attraverso l’utilizzo di uno strumento moderno come la macchina fotografica, una testimonianza che annulla ogni riconoscibilità storica e temporale ottenendo dei ritratti fotografici molto pittorici.

L’esito è un racconto di pensieri, di idee, che l’artista ci presenta con una delicatezza concettuale estrema, dove lo spazio e il tempo diventano, parafrasando Albert Einstein, modi di pensare e non più condizioni in cui risiediamo, quindi, variando il pensiero, la nostra interazione e connessione con lo spazio e il tempo si trasforma, cambia, generando una nuova età in cui l’artista regola la vita delle sue donne. Donne che attraverso i loro silenzi violano una intensa e acuta interiorità. Donne presenti, vive “parlanti” e “pensanti” come scrisse Pietro Aretino sui personaggi ritratti da Tiziano, che hanno segnato una nuova stagione di gloria del ritratto, e un vivacissimo dibattito culturale. Giuseppe Lo Schiavo è ben consapevole di questa eredità spirituale e artistica che da Tiziano arriva a importanti protagonisti dell’arte come Van Dyck, Rembrandt, Vermeer, Rubens arrivando fino all’espressionismo del Novecento. Questa conoscenza fa si che nei lavori del ciclo AD VIVUM nulla sia lasciato al caso ma tutto sia il risultato di uno studio scrupoloso di una ricerca che si rapporta anche con la “moda” che diventa racconto, documento che contribuisce alla costruzione dello schema narrativo voluto dall’artista.

Il dominio dell’immagine (ma non del mezzo fotografico), una continuità contemporanea della tradizione (attraverso un consapevole e razionale recupero creativo) costituiscono quel linguaggio e quell’identità diventata ormai cifra identitaria di Giuseppe Lo Schiavo che nel progetto WIND SCULPTURES sviluppa maggiormente questo concetto: la terra, il paesaggio diventa scenario e contenitore di quella tradizione (visiva) del rapporto uomo-natura. L’esito è il racconto estetico di una nuova dimensione artistica (teatrale) che media la scoperta e la riscoperta del paesaggio, che l’artista ci presenta aggiungendo la presenza dell’uomo come punto di equilibrio e congiunzione. Apparentemente, elemento cardine, in quella che è una vera e propria performance registrata dalla quale l’artista poi estrapola grazie alla propria sensibilità singoli momenti fotografici, è la coperta in alluminio oro-argento, in realtà è il vento l’elemento unificante che agisce nel territorio modificando il tempo e lo spazio. Il processo creativo diventa così azione visibile che Giuseppe Lo Schiavo interpreta spesso personalmente. L’artista quindi diventa con la sua azione e interazione con l’ambiente principio di una nuova realtà. L’agire sensibile dell’uomo nella natura ha da sempre ispirato sensazioni romantiche, la profonda diversità dei luoghi dove il progetto WIND SCULPTURES è stato realizzato (Francia, Italia, Grecia, Inghilterra e Islanda) diventa essenziale nella ricerca del rapporto con la luce e con la forza delle vibrazioni che l’artista riesce e vuole comunicare.

La sensazione percepita è una riflessione intima romantica e nello stesso tempo contemporanea, di immediato effetto prodotta della spinta emotiva del soggetto (artista) che diventa parte armoniosa di un sistema più ampio e senza barriere. Il linguaggio visivo dell’immagine fotografica per la diversità di tutti gli elementi prodotti, diventa segno che sconvolge il paesaggio e genera una commistione di possibilità uniche che nessun tempo e nessuno spazio potrà mai ripetere. A ogni modo, il percorso di Giuseppe Lo Schiavo, pur nella diversità dello sviluppo visivo indaga e pone al centro questa forte relazione tra tempo e spazio (e il loro valore) nel tentativo (riuscitissimo) di produrre nuove esperienze artistiche legate alla fotografia, interagire, influire sul tempo e sullo spazio e viceversa farsi influenzare, grazie ad una creatività fuori dal comune. L’artista spezza, frantuma le connessioni del tempo e dello spazio per arrivare a sottomettere il mezzo fotografico. In progetti formalmente così distanti come AD VIVUM e WIND SCULPTURES ad un attento osservatore non sfuggirà la meraviglia avvertita come primo impatto che si arricchisce di una ricerca scrupolosa ed attenta sul compito dell’immagine che diventa materia, corpo, struttura.

Giuseppe Lo Schiavo diventa quindi moderno antropologo culturale: studia con la sua creatività non solo contesti socio-culturali specifici, che diventano anche parte integrante della sua ricerca artistica, ma si rende partecipe e testimone di questi mutamenti manifestando in modo provocatorio, ironico il proprio accordo o conflitto. Questa connessione di dominio e dialogo tra l’immagine il suo significato estetico ed il suo pensiero morale, ha prodotto nell’artista la serie di opere, pezzi unici, ARTCURRENCY, dove si indaga sul rapporto tra arte e denaro in maniera ironica, irriverente, riuscendo a demonizzare in nome di un progresso spirituale il “dio capitalismo dell’arte” dialogando con la presenza di Andy Warhol, Damien Hirst, con elementi architettonici come il Partenone integrati visivamente con le banconote (il dollaro americano, l’euro, la sterlina britannica) e con la presenza di elementi geometrici.

L’artista utilizza in questo progetto delle vere banconote che diventano grembo di un benessere apparente, che accoglie l’immagine. Questa reciprocità di contenuti diventa momento di incontro e di riflessione. Con ARTCURRENCY sancisce esplicitamente il suo ruolo dell’artista come comunicatore di una esperienza, di un disagio che diventa documento ma nello stesso tempo arte. Una serie legata fortemente ai progetti AD VIVUM e WIND SCULPTURES all’eterno rapporto-relazione tra uomo e mondo.

La rivoluzione di Giuseppe Lo Schiavo si compie nel rapporto fertile tra fotografia e pittura che diventano parte di una forma e di una architettura di un paesaggio (anche artificiale). La conclusione è uno sguardo eccellente, di riscatto, che annulla i tabù e ci consegna una nuova memoria del futuro.

Roberto Sottile Critico d’Arte


 
 
 
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