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ANGELO BRESCIANINI, ALLA VELOCITA' DELLA LUCE

  • Immagine del redattore: Roberto Sottile
    Roberto Sottile
  • 26 ott 2015
  • Tempo di lettura: 2 min

testo critico nel catalogo della mostra " ANGELO BRESCIANINI "A FERRO E...FUOCO" a cura di Salvatore Falbo e Roberto Sottile, MAON, MUSE D'ARTE DELL'OTTO E NOVECENTO, RENDE, OTTOBRE 2015

Inseguire la velocità, raggiungerla e bloccarla come nel tentativo di fermare la forza ma non il suo effetto visivo, intrappolarla nell’acciaio e riuscire a estroflettere la materia. Angelo Brescianini, artista e designer, attraverso di colpi di pistola sparati sulle lastre di acciaio ci propone una trama di strutture e disegni regolata dalla potenza dei proiettili che diventano delle bugnature capaci di dialogare con la luce, plasmare l’acciaio e creare effetti ottici grazie anche all’utilizzo dei colori primari impiegati per alcune opere. Il processo creativo diventa parte integrante dell’opera; il gesto di causare una ferita sulla materia in modo rapido, accelera l’idea di dar vita ad opere capaci di competere quasi in modo eccitante con la velocità, con la rapidità artistica del pensiero. L’artista infatti sfida se stesso in una continua ricerca sulla velocità, ed il mezzo con il quale compete è la forza dirompente dell’esplosione di un colpo di arma da fuoco che impatta su una superfice solida, concependo un segno, una traccia, una tacca modificando l’ordine della forma. Il concetto viene così trasmesso con creatività mediante un gesto veloce, immediato capace di fermare sulla materia-elemento il segno del passaggio della velocità che resta intrappolata, generando un nuovo equilibro una nuova armonia con le condizioni e le suggestioni circostanti. Forme geometriche ben definite, segni apparentemente liberi in continuo dialogo con lo spazio dell’opera, che diventano un grande codice visivo scandito con un ritmo artistico-narrativo unico nel suo genere.

Angelo Brescianini colpisce la materia per analizzarla e scomporla, e attraverso il vigore dei colpi di pistola moltiplica quell’energia e le combinazioni generate tra la massa, che per natura con la sua entità fisica si presenta più statica, che viene invasa e conquistata dalla robustezza del proiettile, e il dinamismo e la vivacità della luce costretta a riprodursi sulla superficie dando vita ad un percorso suggestivo. Mediante un’azione attiva, nella quale l’artista è protagonista, la materia viene estroflessa per ottenere una reazione, una risposta d’intesa tra la forma e la sua struttura che appare leggera, flessuosa pronta ad interagire, ad influenzare e farsi influenzare dagli elementi circostanti.

È la luce l’obiettivo di Brescianini; la luce con la sua velocità e la sua capacità di variazione, di muoversi sulla superficie, trasportando con se quegli effetti visibili di un movimento attivo, che rendono le lastre di acciaio siano esse colorate oppure no, capaci di trasmettere vibrazioni percettibili raffinate.La dura materia viene estroflessa a colpi di pistola, il risultato è una sensibilità visiva che azzera il peso delle lastre di acciaio grazie alla connessione e alla trasmissione di segni “negativo-positivo” che rievocano quell’unione e quella adiacenza tra il rapporto che sussiste tra l’opera d’arte, l’artista e il suo mondo sensibile. Un mondo che Angelo Brescianini insegue alla velocità della luce.

Roberto Sottile Critico d’arte


 
 
 
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