CATERINA ARCURI, CONFINI
- Roberto Sottile
- 20 ago 2015
- Tempo di lettura: 2 min

Multistrato in legno, smalto, vernice, acciaio inox lucido, ceramica al terzo fuoco, plexiglas, polistirolo espanso sono solo alcuni degli elementi utilizzati da Caterina Arcuri nella realizzazione dei suoi lavori che diventano una combinazione di sostanze, di materie che connesse raccontano una nuova esistenza capace di superare il tempo e la forma. Un perfetto gioco di equilibri, di misure, che danno vita a quel mondo sensibile che l’artista ci rivela nella sua ricerca: essenza ed esistenza, è questa la sintesi che ci viene svelata con geometrismi perfetti che dialogano senza nascondersi restituendoci una fusione visiva frutto di un gesto creativo ragionato, ma capace di permearsi di sensibilità.

Caterina Arcuri frantuma lo spazio per disseminarlo nel tempo! Le sue strutture diventano organismi, percorsi da scoprire, mappe sulle quali segnare e tracciare la rotta. Un solido equilibrio di concetto chiamato a fare i conti con una precarietà insita nella materia, che genera una bellezza conciliante. Proporzione, rapporto, rispondenza, con ricercata tecnica ogni forma prende vita in relazione all’altra.
Materia immersa nello spazio, capace all’apparenza di privarsi di quel peso specifico grazie al ruolo della luce che ripone sulla superficie il suo strato visibile che avvolge nella totale libertà la fisicità dell’opera. Osservando si resta catturati nelle forme riflesse, negli equilibri di forme precarie, nella forza di una materia che si coniuga facilmente nell’incontro tra due concetti: il pensiero artistico creativo ( come risultato di uno studio, di una ricerca) e la sensibilità strutturale della natura che si rivela con tutta la sua microscopica forza dell’immagine.

Se accettiamo questo compromesso saremo in grado di leggere il legame, il confine tra la potenza della forma e la delicatezza della materia che da vita a questo linguaggio visivo, ripulito da sovrapposizioni inutili, che si presenta davanti ai nostri occhi senza illusioni, ma così com’è!
Un percorso che ci viene restituito nella dimensione tangibile della realtà oggettiva, in cui è possibile entrare in contatto in qualsiasi luogo esso prenda forma. Ogni spazio, ogni elemento, diventa partecipe al racconto visivo che l’artista ci suggerisce con effetto e validità. È visibile il “segno” dell’impegno, del dialogo tra gli organismi-materie che lavorano insieme per costruire, per raggiungere quella tregua visiva che Caterina Arcuri arriva a conquistare riuscendo a far dialogare, volutamente, perfino le distanze, gli intervalli. Tutto vive nei lavori dell’artista con l’obiettivo di raccontarsi: ogni forma che genera nuove geometrie, ogni elemento che porta con se le sue caratteristiche.

Nulla è lasciato al caso, ogni forma è compiuta, percorsa dal ritmo della luce e dell’immagine. Immagine che percepiamo, con cui entriamo in contatto attraverso un nuovo sistema complesso di strutture ed ordini, articolate da principi che Caterina Arcuri recepisce dalla sua personale ricerca che diventa identità, dialogo, sperimentazione.
Roberto Sottile
Critico d’Arte