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ISTRUZIONI D’USO (intuizioni d’arte, dopo un difficile inseguimento)


Il percorso artistico di Salvatore Pepe si contraddistingue per due aspetti cardini: lo spazio (dell’opera d’arte) e come essa dialoga, grazie ad un geometrismo disciplinato, e una costruzione responsabilità di un viaggio artistico privo di un’etichetta che rende i lavori di Pepe capaci di raccontare una storia con un lirismo creativo raffinato e colto, dove l’utilizzo del colore diventa la chiave di lettura necessaria, fuori dal tempo, per riuscire a leggere i segni del mondo che l’artista ci racconta e cattura!

L’analisi geometrica, il rigore della costruzione dello spazio dell’opera d’arte camminano di pari passo con la sensibilità di un racconto che si cimenta con tematiche importanti, dove il colore diventa infallibile maestro di emozioni e di equilibri fragili che l’artista raccoglie con saggezza, e fonde con estro e fantasia. Sono storie coerenti, sincere, raccontate con quella “fame” ai margini del tempo e della storia.Salvatore Pepe si fa artefice di un nuovo orizzonte, graffiato dal colore e spezzato da un geometrismo capace di spostare, grazie all’uso coerente della geometria, prospettive e staticità. Equilibrio precario che si mescola e impasta nello spazio, dove grazie alle tonalità di una tavolozza cromatica variegata, diventa convivenza e conciliazione tra le “forze” che l’artista distribuisce nello spazio dell’opera d’arte.

Il percorso di Pepe si fa carico di un concretismo moderno, aulico, dove l’opera d’arte rappresenta se stessa e nello stesso tempo emoziona e non delude, riuscendo sempre a trovare oltre all’equilibrio dello spazio dell’opera d’arte anche l’equilibrio della giusta distanza con chi osserva e “compete” e “contende” il primato di un racconto, di una conquista.

Questa esigenza (naturale) di comunicare con serenità e presentarsi al mondo con storie masticate dall’estro e dall’ispirazione artistica ha condotto il percorso di Salvatore Pepe a sperimentare il suo racconto con nuovi materiali come la terracotta. Il ciclo “GLI ORRORI DELLA GUERRA” in terracotta su supporto ligneo dove l’artista interviene con il colore nero, ci suggerisce e ci avvicina ancora di più alla poetica di un lungo e meditato percorso.

Se prima, grazie alla geometria e al colore l’equilibrio del racconto visivo permetteva lo svolgimento, nella terracotta lasciata senza intervento pittorico, vi è un ritorno ad una riscoperta delle origini, dove il racconto visivo e l’equilibrio vengono raggiunti grazie alla forza del “segno” alla durezza della materia, alla diversità di una forma irregolare catturata e costretta ad esplodere su un supporto, in questo caso di colore nero, che diventa quel fil rouge in un percorso ormai consolidato. Potremmo quindi aggiungere un terzo punto cardine nel percorso artistico di Salvatore Pepe: il segno nello spazio dell’opera d’arte. Un segno creativo, incisivo, costruito sulla base di una forte interazione tra lo spazio che cattura il colore e viceversa.

Con le sue opere, l’artista non fa altro che costruire su una superfice una “proiezione pittorica” dal sapore infinito dove segno, colore e spazio cooperano a garantire l’equilibrio del ciclo narrativo. Salvatore Pepe ci narra una storia infinita, racchiusa nell’equilibrio di un ordine ricercato.

I “miti”, testimoni senza tempo rivivono nelle armonie, nell’ordine e nelle proporzioni di un tempo dilatato oltre lo spazio dell’opera d’arte; ogni lavoro diventa un nuovo pentagramma dove scrivere una nuova musica, dove poter leggere una nuova partitura diretta ed interpretata da Salvatore Pepe. A tutti quanti noi non resta che premere play per poterci riprendere quella capacità di immaginare ed essere parte integrante di quel concerto.

Dott. Roberto Sottile

Critico d’Arte


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